QeogniV

AD APOLLO


Signore, figlio di Leto, prole di Zeus, mai ti
	dimenticherò, né all'inizio, né alla fine,
ma sempre, in principio, in fine, in mezzo,
	ti canterò; tu ascoltami, e buona sorte donami.
Febo, una dea, la veneranda Leto, ti generò,
	con le tenere mani a una palma appoggiata,
presso il rotondo lago: il più bel dio tu eri.
	L'immensa Delo si empì di ambrosi
profumi, l'immensa Gea sorrise, gioì
	nei cupi fondi il grigio mare.


CONSIGLI Cirno, i consigli - che fanciullo appresi dai buoni - io ti darò, chè ti voglio bene. Sii saggio, dalle turpi e ingiuste opre onori, celebrità, ricchezze non attirar. Questo ben sappi: sta' lungi dai cattivi, frequenta sempre gli uomini buoni, e con loro bevi e mengia, con loro siedi, sii gradito a color che son potenti. Chè dai buoni la bontà apprenderai; se ai tristi ti unisci, l'indole tua rovini. Appreso questo, sta' con i buoni, e un dì dirai ch'io buoni consigli do agli amici. Cirno, è incinta questa città; temo generi un uomo che la nostra cattiva tracotanza raddrizzi. Ancor savi son i cittadini, ma chi governa è incline a cader nelle perversità. Nessuna città, o Cirno, i buoni mai rovinarono; ma quando ai cattivi piace insolentire, quando rovinano il popolo e ai malvagi danno giustizia per lucro familiare e potere, non pensare che quella città a lungo sarà tranquilla. Anche se ora gode molta pace.